Storia

Nella Grecia antica il suicidio riscuoteva unalta considerazione: si supponeva che ognuno fosse libero di disporre come meglio credesse della propria vita.

L'assistenza al suicidio nel mondo classico non fu proibita fino all'avvento al potere del cristianesimo. Agli inizi di questo secolo alcuni pionieri riproposero il tema all'opinione pubblica: la durata della vita andava allungandosi, ma non sempre a una maggior durata si accompagnava la possibilità di godere, per più tempo, di una qualità di vita dignitosa.

Negli anni 30 nacquero nel mondo anglosassone le prime associazioni, che nel dopoguerra si svilupparono fortemente. Oggi le associazioni di tutto il mondo sono riunite nella World Federation of Right to Die Societies (Federazione Mondiale delle Società per il Diritto di Morire).

Nel 1974 alcuni umanisti, tra cui scienziati, filosofi e premi Nobel, lanciarono il manifesto A Plea for Beneficent Euthanasia, che riscosse molti consensi. La principale attività di queste associazioni consiste nel sensibilizzare lopinione pubblica e, soprattutto, governi e parlamenti, sulla necessità di raggiungere stadi più progrediti nel riconoscimento dei diritti del malato terminale. Il «consenso informato» è oramai entrato a far parte del vocabolario medico: con esso è stata riconosciuto il diritto del paziente di dire la sua sulle cure che dovrà ricevere.

Ora la battaglia delle associazioni si è sostanzialmente spostata, oltre che sulla richiesta della legalizzazione, sulla liceità e sul valore legale della sottoscrizione, da parte di chiunque, di «direttive anticipate»; qualora, in futuro, si venisse a trovare nellimpossibilità di opinare sulle cure ricevute.

A tal fine sono stati quindi elaborati dei veri e propri «testamenti biologici». Obbiettivo ultimo è riuscire a far sancire il diritto di ogni individuo di disporre liberamente della propria esistenza.

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