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In questo documento si prendono in considerazione le versioni «desktop» di Ubuntu, Kubuntu e Xubuntu, cioè quelle che sono utilizzabili come distribuzioni live e poi installabili con procedimento semiautomatico.
E' però importante sapere che esistono anche le versioni alternate (oltre a quelle per server) con le quali il procedimento di installazione è quello «tradizionale», meno semplice ma preferibile per chi vuole un livello maggiore di personalizzazione del sistema.
I requisiti hardware per potere installare e usare in modo accettabile le varie distribuzioni di Ubuntu sono:
CPU: almeno Pentium III o equivalente;
Memoria centrale: almeno 256 Mb;
Spazio su disco: per il sistema 3 Gb, per l'area di swap uno spazio pari ad una volta e mezza la memoria centrale.
Le tre versioni di Ubuntu prese in considerazione si differenziano solo per il gestore dell'ambiente grafico:
in Ubuntu è presente Gnome;
in Kubuntu è presente KDE;
in Xubuntu è presente XFce
Riguardo alla scelta della versione da utilizzare, le discussioni su quale sia la migliore non sono mai giunte ad una conclusione condivisa dalla maggior parte degli utenti e sono (a mio parere) anche abbastanza sterili; la cosa più opportuna è che ognuno provi le varie soluzioni e poi usi quella che lo convince di più o che è più rispondente ai propri bisogni.
Una considerazione importante si può però fare per l'ambiente XFce che è il più «leggero» fra i tre e quindi sicuramente il più adatto per macchine non troppo prestanti.
Nelle figure seguenti viene mostrato l'aspetto dei tre ambienti grafici una volta effettuato l'avvio del sistema con i rispettivi CD live.
Nella figura 1.1 vediamo il desktop di Ubuntu;
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Figura 1.1.
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nella figura 1.2 vediamo il desktop di Kubuntu;
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Figura 1.2.
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infine, nella figura 1.3 vediamo il desktop di Xubuntu;
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Figura 1.3.
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Da questo punto proseguiamo illustrando solo l'installazione di Ubuntu, visto che le altre due sono del tutto analoghe. |
Avviando la macchina con il cd di Ubuntu si ottiene il menu di scelta mostrato in figura 1.4;
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Figura 1.4.
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la scelta da effettuare è, in tutte le situazioni «normali», la prima, ma è bene farla precedere dalla scelta della lingua preferita per l'installazione tramite la pressione del tasto F2.
Al termine dell'avvio del sistema si ottiene la schermata già mostrata in figura 1.1.
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Si ricordi che fino a questo punto è stata attivata solo una versione live di GNU/Linux con l'ovvia conseguenza che niente è stato alterato sul disco fisso della macchina ospite; chi vuole solo «provare» Ubuntu può continuare a lavorare in questa modalità; qui procediamo invece ad illustrare le principali fasi di installazione sul disco fisso. |
La prima operazione da svolgere è cliccare sull'icona «Install» ben visibile in alto a sinistra sullo schermo.
Si ottiene una seguenza di schermate (in figura 1.5 è mostrata solo la prima)
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Figura 1.5.
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con le quali si effettuano le scelte relative alla lingua, al fuso orario e al tipo di tastiera.
La schermata successiva è molto importante in quanto si riferisce al partizionamnto del disco (figura 1.6).
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Figura 1.6.
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Vengono proposte alcune alternative di configurazione dello spazio su disco per la maggior parte «automatiche»; il consiglio è di optare per la prima scelta che solitamente non dà problemi e ridimensiona automaticamente una delle partizioni presenti per «fare spazio» per GNU/Linux.
Con la schermata successiva si ha la possibilità di importare i profili relativi a utenti presenti in altri sistemi installati sulla macchina (questa è una novità di Ubuntu-7.04, figura 1.7).
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Figura 1.7.
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A seguire si ottiene la schermata (vedere figura 1.8) per l'immissione del nome utente con relativa password e per indicare il nome del computer).
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Figura 1.8.
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Infine appare una schermata di riepilogo delle impostazioni utilizzate per l'installazione (figura 1.9).
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Figura 1.9.
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Da questo punto l'installazione procede in modo del tutto automatico fino a giungere alla schermata di conferma (figura 1.10).
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Figura 1.10.
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Si deve notare che l'installazione delle versioni live, di Ubuntu è molto semplice e quasi del tutto automatica; questo è stato ottenuto eliminando una serie di passaggi, come ad esempio la possibilità di configurare staticamente l'interfaccia di rete, che erano utili per utenti non proprio alle prime armi. Per tali utenti può essere una buona scelta la già citata versione alternate di Ubuntu dove le possibilità di intervento, scelta e personalizzazione sono molto maggiori. Per le versioni live le configurazioni «mancanti» possono comunque essere effettuate in un momento successivo e cioè al riavvio della macchina dopo la conclusione dell'installazione sul disco fisso. |
Riavviando la macchina si ottiene il menu del boot-loader grub (figura 1.11);
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Figura 1.11.
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esso viene configurato automaticamente durante l'installazione in modo un po' «partigiano», cioè impostando Ubuntu come sistema da avviare per default a scapito di altri sistemi operativi preesistenti; questi ultimi vengono comunque riconosciuti ed inseriti nel menu la cui struttura può poi essere modificata intervenendo sul file di configurazione /boot/grub/menu.lst.
In tale file sono presenti dei blocchi di righe relativi ai sistemi operativi avviabili; sono le righe non commentate (cioè senza «#» in testa) simili alle seguenti (che riguardano Ubuntu Linux e Windows XP):
title\011\011Ubuntu, kernel 2.6.20-15-generic root\011\011(hd0,1) kernel\011\011/boot/vmlinuz-2.6.20-15-generic\
\root=UUID=f74a5082-7a67-45c8-b72d-635310d8f7d5 ro quiet splash locale=it_IT initrd\011\011/boot/initrd.img-2.6.20-15-generic quiet savedefault title\011\011Ubuntu, kernel 2.6.20-15-generic (recovery mode) root\011\011(hd0,1) kernel\011\011/boot/vmlinuz-2.6.20-15-generic\
\root=UUID=f74a5082-7a67-45c8-b72d-635310d8f7d5 ro single initrd\011\011/boot/initrd.img-2.6.20-15-generic title\011\011Ubuntu, memtest86+ root\011\011(hd0,1) kernel\011\011/boot/memtest86+.bin quiet title Microsoft Windows XP Professional root (hd0,0) savedefault chainloader +1
I sistemi da avviare sono in ordine e, nelle prime righe del file è di solito presente l'opzione:
default 0
a causa della quale parte per default il primo sistema elencato.
Basta quindi cambiare il valore di questa opzione o, in alternativa, scambiare di posto le righe relative ai vari sistemi operativi per far partire per default quello che si desidera.
Sempre tra le prime righe del file ci sono altre due opzioni importanti:
timeout 5 #hiddenmenu
La prima serve a impostare a 5 secondi il ritardo prima che il sistema proceda con il boot di default se l'utente non preme alcun tasto; questo valore può naturalmente essere aumentato o diminuito.
L'altra riga è bene che resti commentata, altrimenti il menu di grub non «esce» (situazione opportuna solo se c'è un unico sistema operativo presente sulla macchina, cioà se non siamo in una situazione di «multiboot»).
Tornando al boot del sistema: se scegliamo di avviare Ubuntu, terminate le operazioni di avvio, si arriva alla schermata di login grafico (figura 1.12) e si può iniziare a lavorare accreditandosi con il nome utente e la password definite in sede di installazione.
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Figura 1.12.
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Questo paragrafo non vuole essere un manuale di uso di Ubuntu (ben altro sarebbe lo spazio necessario) da aggiungere ai numerosi presenti in rete (ad esempio in <http://help.ubuntu-it.org/>) o in libreria; il suo scopo è solo quello di dare qualche suggerimento relativo all'esecuzione di quei comandi per i quali è necessario possedere i diritti del superuser «root».
Nelle varie versioni di Ubuntu infatti tale utente è disattivato per default e ci si collega con il nome utente definito al momento dell'installazione.
Se si devono eseguire, dall'interfaccia testuale, comandi che necessitano dei privilegi di root, occorre anteporre ad essi il comando «sudo»; in questo modo prima dell'esecuzione del comando viene richiesta l'immissione della password dell'utente.
Se invece si eseguono funzioni presenti nei menu dell'interfaccia grafica, è il sistema che richiede automaticamente, con apposito modulo a video, la password per acquisire i suddetti privilegi.
Come esempi di quanto detto vediamo prima le operazioni da svolgere per modificare il file /boot/grub/menu.lst di cui abbiamo parlato nel paragrafo precedente:
si apre un terminale grafico dal menu «Applicazioni-->Accessori-->Terminale» (figura 1.13;
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Figura 1.13.
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si esegue il comando:
$ sudo gedit /boot/grub/menu.lst
in seguiro al quale si riceve richiesta di immissione password (figura 1.14); prestare attenzione al fatto che digitando la password non si ottiene alcuna «eco» sullo schermo di quanto digitato (neanche i «consueti» asterischi);
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Figura 1.14.
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se la password (deve essere quella dell'utente collegato) è giusta si apre l'editor «gedit» sul file /boot/grub/menu.lst; l'utilizzo di questo strumento da questo punto in poi è talmente banale che non viene qui illustrato.
Vale invece la pena osservare che il bisogno di acquisire i privilegi del superuser non nasce dall'esecuzione del comando «gedit» in se, quanto dal fatto che si deve con esso modificare un file che può essere variato solo dal superuser.
Il comando «gedit», tra l'altro può anche essere eseguito (solo come utente normale) direttamente dai menu scegliendo: «Applicazioni-->Accessori-->Editor di testo».
Come esempio di esecuzione di una funzionalità grafica che richiede i privilegi del superuser vediamo invece come attivare l'utilità di configurazione della rete:
si sceglie la funzione sul menu «Sistema-->Amministrazione-->Rete» (figura 1.15);
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Figura 1.15.
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si ottiene la richiesta di immissione password (figura 1.16);
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Figura 1.16.
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soddisfatta la quale si apre l'applicazione di configurazione della rete (figura 1.17).
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Figura 1.17.
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Se è necessario installare pacchetti aggiuntivi e non è possibile usufruire di uno degli ottimi strumenti di aggiornamento on-line come «synaptic» (utilizzabili solo se abbiamo un collegamento veloce a Internet) possiamo procurarci i pacchetti software da installare su un cd o una penna usb (ad esempio da un amico munito di linea ADSL) e poi operare come segue:
collegarsi ad una console testuale o aprire un terminale nell'interfaccia grafica;
inserire il cd o la penna usb;
il dispositivo removibile dovrebbe essere montato automaticamente ad esempio in /media/cdrom o in /media/usb;
in caso ciò non avvenga, eseguire il comando:
$ sudo mount /dev/hdc /mnt
oppure:
$ sudo mount /dev/sda1 /mnt
il nome del dispositivo da montare (/dev/xxxx varia in base al dispositivo e alla configurazione del sistema; per conoscere quale è il nome da usare occorre eseguire il comando:
$ dmesg
subito dopo aver collegato il dispositivo e osservare le utlime righe di risposta del comando stesso;
eseguire poi il comando:
$ cd /mnt
e quindi:
$ cd dir_dove_sono_i_pacchetti
e infine:
$ sudo dpkg --force-all -i *.deb
alla fine, per poter togliere il cd o la penna usb, eseguire:
$ cd /
$ sudo umount /mnt
Dovrebbe essere possibile fare riferimento a questa pagina anche con il nome ubuntu_kubuntu_xubuntu.html