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In questo documento si prende in considerazione la versione «desktop» di Ubuntu, cioè quella utilizzabile come distribuzione live e poi installabile con procedimento semiautomatico.
E' però importante sapere che esistono anche la versione per server, per architettura amd64, oltre alla versione alternate) con la quale il procedimento di installazione è quello «tradizionale», meno semplice ma preferibile per chi vuole un livello maggiore di personalizzazione del sistema.
I requisiti hardware per potere installare e usare in modo accettabile le varie distribuzioni di Ubuntu sono:
CPU: almeno Pentium III o equivalente (preferibile almeno un Pentium IV);
Memoria centrale: almeno 512 MB (meglio almeno 768 MB);
Spazio su disco: per il sistema 3 GB, per l'area di swap uno spazio pari ad una volta e mezza la memoria centrale.
Accanto a Ubuntu vengono sviluppate alcune versioni denominate «derivate ufficiali» che sono supportate dalla Canonical che è l'azienda che sviluppa Ubuntu; esse si differenziano per l'ambito di utilizzo o, più spesso, per il gestore dell'ambiente grafico (diverso da quello di Ubuntu che è Gnome); tra le altre possiamo citare:
Kubuntu, che ha l'ambiente grafico KDE;
Edubuntu, che comprende molti programmi in ambito educatico;
Ubuntu Netbook Edition, progettata per i netbook.
Ci sono poi le distribuzioni «derivate riconosciute» (da Canonical) come ad esempio:
Xubuntu, che ha l'ambiente grafico XFCE molto leggero e quindi adatto per hardware non recente;
Lubuntu, che ha l'ambiente grafico LXDE anche esso molto leggero e quindi indicato per macchine poco potenti;
Ubuntu Studio, adatta alla produzione di materiale multimediale.
Infine troviamo le distribuzioni «derivate non ufficiali» che non sono supportate da Canonical e hanno obiettivi e repository (archivi dei pacchetti software) separati da quelli ufficiali; sono molto numerose e tra esse si distinguono:
Fluxbuntu, che ha l'ambiente grafico leggero FluXbox;
Linux Mint, che contiene nativamente alcuni codec non liberi;
Easy Peasy, nota precedentemente come Ubuntu eee, adatta ai netbook.
Riguardo alla scelta della versione da utilizzare, le discussioni su quale sia la migliore non sono mai giunte ad una conclusione condivisa dalla maggior parte degli utenti e sono (a mio parere) anche abbastanza sterili; la cosa più opportuna è che ognuno provi le varie soluzioni e poi usi quella che lo convince di più o che è più rispondente alle proprie esigenze.
Non prendiamo in considerazione la possibilità di installare Ubuntu direttamente dall'ambiente Windows, cosa possibile grazie all'eseguibile wubi.exe presente nel cd live, preferendo l'installazione con il dual-boot «tradizionale».
Avviando la macchina con il cd di Ubuntu si deve per prima cosa scegliere la lingua utilizzata nella fase di installazione, e il tipo di attività da svolgere, come mostrato in figura 1.1;
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Figura 1.1.
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Come si vede si può scegliere di provare il sistema live dal cd senza alterare la situazione presente sul disco fisso oppure di installare direttamente Ubuntu.
Supponiamo di scegliere la seconda alternativa notando che comunque anche dalla versione live è possibile fare l'installazione, in modo del tutto equivalente, cliccando sull'icona mostrata nella figura 1.2.
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Figura 1.2.
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L'installazione inizia con alcune schermate (delle quali è mostrata solo la prima in figura 1.3)
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Figura 1.3.
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con le quali si effettuano le scelte relative al fuso orario e al tipo di tastiera.
La schermata successiva è molto importante in quanto si riferisce al partizionamnto del disco (figura 1.4).
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Figura 1.4.
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Vengono proposte alcune alternative di configurazione dello spazio su disco per la maggior parte «automatiche»; il consiglio è di optare per la prima scelta che solitamente non dà problemi e ridimensiona automaticamente una delle partizioni presenti per «fare spazio» per GNU/Linux.
Con la schermata successiva si ha la possibilità di immettere nome e password dell'utente principale del sistema nonché di definire il nome del computer (vedi figura 1.5).
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Figura 1.5.
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Infine, dopo una eventuale schermata utile ad importare i profili relativi a utenti presenti in altri sistemi installati, appare un riepilogo delle impostazioni utilizzate per l'installazione (figura 1.6).
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Figura 1.6.
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Da questo punto l'installazione procede in modo del tutto automatico fino a giungere alla schermata di conferma (figura 1.7).
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Figura 1.7.
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Riavviando la macchina si ottiene il menu del boot-loader grub (simile a quello della figura 1.8);
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Figura 1.8.
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esso viene configurato automaticamente durante l'installazione in modo un po' «partigiano», cioè impostando Ubuntu come sistema da avviare per default a scapito di altri sistemi operativi preesistenti; questi ultimi vengono comunque riconosciuti ed inseriti nel menu la cui struttura può poi essere modificata (con le modalità mostrate nel prossimo paragrafo) intervenendo sul file di configurazione /etc/default/grub.
Tornando al boot del sistema: se scegliamo di avviare Ubuntu, terminate le operazioni di avvio, si arriva alla schermata di login grafico (figura 1.9) e si può iniziare a lavorare accreditandosi con il nome utente e la password definite in sede di installazione.
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Figura 1.9.
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Se si dispone di un collegamento veloce a Internet è opportuno rispondere affermativamente all'eventuale richiesta di installazione del supporto per le lingue (tale operazione potrebbe essere anche avvenuta durante l'installazione, in caso fosse stata già disponibile la connessione alla rete). |
Questo paragrafo non vuole essere un manuale di uso di Ubuntu (ben altro sarebbe lo spazio necessario) da aggiungere ai numerosi presenti in rete (ad esempio in <http://help.ubuntu-it.org/>) o in libreria; il suo scopo è solo quello di dare qualche suggerimento relativo all'esecuzione di quei comandi per i quali è necessario possedere i diritti del superuser «root».
Nelle varie versioni di Ubuntu infatti tale utente è disattivato per default e ci si collega con il nome utente definito al momento dell'installazione.
Se si devono eseguire, dall'interfaccia testuale, comandi che necessitano dei privilegi di root, occorre anteporre ad essi il comando «sudo»; in questo modo prima dell'esecuzione del comando viene richiesta l'immissione della password dell'utente.
Se invece si eseguono funzioni presenti nei menu dell'interfaccia grafica, è il sistema che richiede automaticamente, con apposito modulo a video, la password per acquisire i suddetti privilegi.
Come esempi di quanto detto vediamo prima le operazioni da svolgere per modificare il file /etc/default/grub di cui abbiamo parlato nel paragrafo precedente:
si apre un terminale grafico dal menu «Applicazioni-->Accessori-->Terminale» (figura 1.10;
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Figura 1.10.
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si esegue il comando:
$ sudo gedit /etc/default/grub
in seguito al quale si riceve richiesta di immissione password (figura 1.11); prestare attenzione al fatto che digitando la password non si ottiene alcuna «eco» sullo schermo di quanto digitato (neanche i «consueti» asterischi);
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Figura 1.11.
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se la password (deve essere quella dell'utente collegato) è giusta si apre l'editor «gedit» sul file /etc/default/grub.
Le righe da modificare sono:
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La prima riga serve a indicare quale sistema parte per default: il valore zero significa che parte il primo sistema fra quelli disponibili; ovviamente il valore deve essere cambiato in modo da indicare il sistema che ci interessa privilegiare, facendo riferimento alla lista che appare nel menu di partenza (simile a quella di figura 1.8) e tenendo presente che la numerazione delle righe inizia da zero.
La seconda riga permette di impostare il ritardo in secondi dopo il quale viene avviato il sistema di default se non viene premuto alcin tasto.
Torniamo al comando eseguito da terminale per osservare che il bisogno di acquisire i privilegi del superuser non nasce dall'esecuzione del comando «gedit» in se, quanto dal fatto che si deve con esso modificare un file che può essere variato solo dal superuser.
Il comando «gedit», tra l'altro può anche essere eseguito (solo come utente normale) direttamente dai menu scegliendo: «Applicazioni-->Accessori-->Editor di testo gedit».
Come esempio di esecuzione di una funzionalità grafica che richiede i privilegi del superuser vediamo invece come attivare il programma per la gestione dei pacchetti software:
si sceglie la funzione sul menu «Sistema-->Amministrazione-->Gestore pacchetti» (figura 1.13);
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Figura 1.13.
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si ottiene la richiesta di immissione password (figura 1.14);
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Figura 1.14.
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soddisfatta la quale si apre il programma desiderato (figura 1.15).
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Figura 1.15.
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Se è necessario installare pacchetti aggiuntivi e non è possibile usufruire di uno degli ottimi strumenti di aggiornamento on-line come «synaptic» (utilizzabili solo se abbiamo un collegamento veloce a Internet) possiamo procurarci i pacchetti software da installare su un cd o una penna usb (ad esempio da un amico munito di linea ADSL) e poi operare come segue:
collegarsi ad una console testuale o aprire un terminale nell'interfaccia grafica;
inserire il cd o la penna usb;
il dispositivo removibile dovrebbe essere montato automaticamente ad esempio in /media/cdrom o in /media/usb;
in caso ciò non avvenga, eseguire il comando:
$ sudo mount /dev/hdc /mnt
oppure:
$ sudo mount /dev/sda1 /mnt
il nome del dispositivo da montare (/dev/xxxx varia in base al dispositivo e alla configurazione del sistema; per conoscere quale è il nome da usare occorre eseguire il comando:
$ dmesg
subito dopo aver collegato il dispositivo e osservare le ultime righe di risposta del comando stesso;
eseguire poi il comando:
$ cd /mnt
e quindi:
$ cd dir_dove_sono_i_pacchetti
e infine:
$ sudo dpkg --force-all -i *.deb
alla fine, per poter togliere il cd o la penna usb, eseguire:
$ cd /
$ sudo umount /mnt
Dovrebbe essere possibile fare riferimento a questa pagina anche con il nome ubuntu.html